sabato 4 ottobre 2008

Tor Bella Monaca, il giorno dopo.


di Simone Conte
foto di Daniele Moreschini


All’indomani del pestaggio dell’uomo cinese nei pressi di Tor Bella Monaca, quartiere popolare alla periferia sud di Roma, Sferalab ha deciso di recarsi sul luogo dove i fatti si sono consumati. Prima di scendere nel sociologico e nel politico, è impossibile non soffermarsi sull’estetica di questi luoghi: questo non è un quartiere, è una “cosa” brutta. I concetti di armonia, di vivibilità sono totalmente assenti, il grigio si erge nelle forme più canoniche e tristi, e dove questo non accade, non c’è respiro, ma vuoto desolante. L’architettura è l’unica forma d’arte con la quale ognuno di noi è obbligato ad interfacciarsi quotidianamente, e se questa è quella che è toccata a chi vive qui, viene quasi da pensare che la bruttura di questi mostri di cemento armato si sia in parte trasmessa su chi li vive giorno dopo giorno.

Ovviamente generalizzare è sempre e comunque un crimine, e infatti in questa sede non lo si sta facendo. Il riferimento va ai sette criminali che giovedì hanno deciso deliberatamente di sfogare su un corpo inerme e diverso la loro nullità intellettuale, sociale, politica, culturale e affettiva. E bisogna ripetere con forza la parola criminali, perché parlare di ragazzata in questa occasione vorrebbe dire per l’ennesima volta derubricare un fatto grave, e non voler guardare la realtà delle cose, sport nel quale il Sindaco Alemanno sembra candidarsi alla medaglia olimpica. Il sindaco “condanna con forza”, chiede “punizioni esemplari”, ma nei suoi “severi moniti” c’è tutta un’area semantica e lessicale che è colpevolmente assente: ci vuole tanto a dire che questi ragazzi sono infatuati e indottrinati da Forza Nuova? E’ così difficile parlare di estrema destra, anche solo nominarla? E ancora una volta si vorrebbe chiedere a chi ha vinto le elezioni promettendo la sicurezza e facendo leva sugli istinti più bassi di una parte della cittadinanza, cosa pensa di fare per tutelare queste persone, aldilà delle chiacchiere.Davanti alla fermata del bus teatro del pestaggio, incontriamo Marina Pierlorenzi, segretario Cgil Roma Sud che ci descrive come Forza Nuova abbia aperto una sede a poca distanza da qui, e ammette il fascino che la stessa esercita su giovani e giovanissimi: “In questo momento a Tor bella monaca, per questi ragazzi, c’è una forte mancanza di punti di riferimento. Il teatro nel periodo in cui è stato diretto da Placido, lo è stato, stava diventando un centro polivalente, un luogo d’incontro, poi è stato deciso di inserirlo nel cartellone del Teatro di Roma, ed ha perso questa importante prerogativa.” Ma aldilà della mancanza di un polo culturale, c’è qualcosa di più grande e di più grave alle spalle di questa situazione, se è vero che “ In questo quartiere si è verificata una vera e propria ghettizzazione delle fasce sociali, ci sono interi palazzi di ex carcerati, c’è un altissimo indice di minori sotto cautela giudiziaria, ci sono stabili in cui c’è un’altissima concentrazione di persone con handicap. Ma non la dipingete come una terra di nessuno, c’è anche un forte associazionismo, ci sono persone che tentano di reagire e che in passato hanno portato avanti battaglie importanti, ma da quando la destra ha conquistato municipio e comune, il rapporto con le istituzioni di queste associazioni è stato azzerato”.
Mentre parliamo aumentano le persone intorno a noi, in un presidio organizzato dalla stessa Cgil al quale gli abitanti partecipano recandosi presso la fermata dove ancora, a distanza di 24 ore, l’asfalto rimane impregnato del sangue di Tong Hongsheng. C’è una parte di Tor Bella Monaca che rifiuta quello che è successo, ma bisogna amaramente constatare come tra i partecipanti non ci sia nemmeno un ragazzo sotto i venti anni, neanche un coetaneo dei sette scellerati che ora piangono e chiedono scusa.


Sono tutti a poche centinai di metri da qui, in quel centro commerciale “Le torri” che è di fatto diventato un altro ghetto, il loro. Proviamo ad entrarci per fare qualche foto, ma nel giro di dieci secondi abbiamo tanti sguardi addosso, non amichevoli. In queste ore sono passate molte telecamere da qui e qualcuno di questi ragazzi probabilmente si è già rivisto strumentalizzato in tv, ha capito di aver fatto la figura del cretino. Decidiamo di proseguire senza scattare, e uscendo sentiamo benissimo quegli sguardi ben puntati sulla nostra schiena. Guardando questo posto, e tutto ciò che lo circonda capisci due cose: la prima è che la punizione per quei sette adolescenti dovrebbe davvero essere esemplare, nella speranza che la eco risuoni anche in questo cemento, la seconda è che giovedì ci sono state otto vittime: una del razzismo e sette dell’ignoranza.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Simone! Purtroppo c'è un altro fatto che bisogna tenere in considerazione. Ieri è stata diffusa la notizia che un allievo, extracomunitario, in una scuola (sinceramente non ricordo di quale città) ha sferrato un pugno sul volto di un professore. Ecco! l'informazione, molto spesso non viene fatta in maniera corretta, perchè bastava limitarsi a dire che un allievo aveva compiuto quel gesto visto che ormai, purtroppo, casi di questo genere si verificano ogni giorno e ad opera anche di ragazzi non extracomunitari. Questo tipo di informazione, autorizza in maniera ancora più grave, atti di razzismo. Vedi! molo spesso, anzi, nella maggior parte dei casi, la diffusione di queste notizie, in un momento così delicato, dove ogni giorno assistiamo a rappresaglie contro gli stranieri ad opera di giovanissimi, non fa altro che alimentare ulteriori violenze.
Biancarosa

Giorgia ha detto...

Un bel racconto privo di retorica e pietismo, fatene altri.