sabato 31 maggio 2008

L'intolleranza del popolo e l'irresponsabilità dei media

di Valeria Mencarelli
Gli eventi degli ultimi giorni riguardo alle varie aggressioni fasciste e raid razziali nella capitale e nelle altre città italiane hanno scatenato polemiche di vario genere, e la stampa ha ovviamente dedicato una copertura continua e dettagliata ad ogni episodio. Ma qualcosa è andato perso lungo una strada che i media percorrono in modo sempre più superficiale e irresponsabile. C’è stato un tempo in cui l’informazione era affidata ai soli quotidiani o periodici cartacei: ogni parola scritta aveva un peso, soprattutto sull’opinione pubblica, e tutto ciò che veniva messo nero su bianco era frutto di un lavoro razionale. Poi la televisione è entrata nelle nostre case, e l’informazione è stata veicolata attraverso le immagini. A chi dava i giornali per spacciati, si rispondeva che mentre la televisione aveva il pregio della tempestività, la stampa poteva contare su quel lavoro di raziocinio e sulla riflessione che esso conduceva: ci si chiede se i teorici di quel dibattito possano dire ancora lo stesso.
Si prenda come esempio la vicenda accaduta negli ultimi giorni al Pigneto. Il giorno dopo l’aggressione, i giornali denunciavano le forze di destra e condannavano la presenza di svastiche tra il gruppo di aggressori. Venerdì si è poi scoperto che le svastiche non c’erano, e come per magia il razzismo non rientrava più tra le cause scatenanti. Repubblica ha svelato l’arcano – una “semplice” vendetta per i documenti non restituiti di un portafogli rubato. Altro esempio, il tentato rapimento della neonata a Ponticelli da parte di una rom. Più passano i giorni, e più si fa concreta la possibilità che sia stata tutta una montatura per giustificare gli assalti dei cittadini ai campi nomadi.
Difficile stabilire cosa sia vero e cosa no: l’unico dato di fatto incontrovertibile è che l’intolleranza del popolo stia crescendo a dismisura. Fascista o no, la violenza razziale che sta contaminando le nostre città, i nostri vicini, i nostri coetanei, non può e non deve essere alimentata da una stampa che invece di formare l’opinione pubblica, come faceva un tempo, la asseconda nelle sue esaltazioni irrazionali e nei suoi sbalzi emotivi. Ha detto oggi a Repubblica Gennaro Migliore, ex capogruppo di Rifondazione Comunista, presente alla manifestazione al Pigneto: “La politica vive di precipizi, subisce gli effetti ottici della cronaca quotidiana, devia dietro la luce che l’abbaglia. Ho manifestato credendo a una verità senza mai sospettare che fosse invece così precaria”. Possono anche essere opinioni discutibili. Abbiamo ancora l’autonomia di giudicare un fatto di cronaca secondo i nostri valori, le nostre credenze e sulla base di ciò che ci viene raccontato. Ma ancora non si legge da nessuna parte l’unica verità che non ammette repliche: non si può permettere che i cittadini si facciano giustizia da soli. Il diritto non può essere messo nelle mani del popolo, perché esso è per sua stessa costituzione emotivo, incoerente e irrazionale: le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, e potrebbero essere solo l’inizio.

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