giovedì 28 febbraio 2008

La questione kosovara: due pesi e due misure


di Salvatore Scirè

“Europei vergognatevi, applicate due pesi e due misure. Da quarant’anni Cipro Nord è di fatto indipendente, perché non la riconoscete?”. Questa è l’ultima provocazione di Putin nei confronti di una Europa sostanzialmente orientata verso l’indipendenza del Kosovo. Il Premier russo ha continuato sottolineando l’immoralità e l’illegalità della dichiarazione unilaterale del Kosovo poiché viola le Leggi Internazionali, assicurando che la Russia continuerà a contrastare l’indipendenza. Il 17 febbraio 2008 il parlamento kosovaro ha votato l’indipendenza, mentre tanti potenti d’Europa e del mondo appoggiano una Pristina in festa. La questione kosovara è considerata una eccezione, ma effettivamente non si sa con certezza quanti nel mondo la considerano come tale oppure come esempio da imitare.

L’Unione Europea è divisa

Gran Bretagna, Italia, Francia e Germania sono stati i primi paesi ad appoggiare il Kosovo, ma dalla parte di Russia e Serbia ci sono molti paesi, che ritengono pericoloso per i rispettivi confini nazionali l’esempio della “Ribelle Pristina”. La Romania non accetterà mai l’indipendenza kosovara poiché oltre a danneggiare i suoi rapporti con Belgrado teme che la forte minoranza dei magiari della Transilvania rivendichi forti sentimenti separatisti. Gli Stati Uniti dichiarano che un eventuale dissenso potrebbe portare ad altra violenza nei Balcani, ma paesi come la Spagna, pensando alla loro difficile situazione interna minacciata dai separatisti Baschi, mettono le mani avanti mettendo il loro veto sulla questione. Putin ricorda anche la questione georgiana dell’Ossezia del Sud e della Obkhazia dove la questione secessionista potrebbe inasprirsi in caso di successo kosovaro. Intanto i paesi dell’ex confederazione Jugoslava sembrano mantenere posizioni neutrali, lo spettro della guerra li spaventa. Un eventuale dissenso verso le opinioni di Serbia e Russia potrebbe portare a conseguenze diplomatiche con queste nazioni, mentre la bocciatura del Kosovo porterebbe a disordini interne fra le minoranze albanesi presenti in Slovenia, Croazia, Bosnia e Macedonia.

Convivenze forzate

L’Europa risulta divisa da esigenze individuali di ogni singolo paese. Sembra che molti paesi vogliano chiudere definitivamente e velocemente la pratica, ma pochi si sono occupati pragmaticamente della possibile situazione economica del Kosovo post-secessione e degli ulteriori problemi diplomatici con gli altri paesi Balcanici. Il 17 febbraio è stata presentata la bandiera che riunirà le sei diverse etnie presenti in Kosovo, ma sembra utopico che specialmente i serbi ci si possano rispecchiare data soprattutto la non diplomaticità di certi accordi.

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