martedì 15 gennaio 2008

Benedetto XVI e la statua della Minerva


di Simone Conte e Michela Truncellito

Polemica aperta per l’attesa visita di Benedetto XVI all’Università di Roma la Sapienza. Il coro di protesta nasce da parte di alcuni studenti e professori che chiedono la revoca dell’invito per il Pontefice al Rettore, gran parte del mondo politico ed il Vaticano rispondono denunciando di iniziative di tipo censorio alunni e insegnanti. Tra le accuse dell’offensiva ci sono quelle del corpo docente che non si sente di aprire le porte del proprio mondo del sapere a chi nel 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, riprese un’affermazione di Paul Feyerabend: “All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Ragionevole e giusto. Parole inaccettabili per la comunità scientifica, come sembra fuori luogo l’accusa vaticana di atteggiamenti censori da parte delle componenti dell’ateneo. L’Università interviene quando chiamata in causa direttamente, e quando è ritenuta competente sulla materia trattata. Una linea che dovrebbe adottare anche una istituzione religiosa in uno stato laico. Dovrebbe.

Le prevedibili reazioni politiche

Emma Bonino uscendo dal coro dei vari esponenti di Forza Italia, Alleanza Nazionale e del Partito Democratico difende i promotori della protesta: "Nessuno vuole imbavagliare il Papa o togliergli la parola. L'unico che ha la parola, mattina e sera, è appunto il Papa, con i suoi seguaci, e la morale cattolica". Il rettore Renato Guarini, invece, traccia la linea di confine asserendo che "Contro il Papa c'è solo una minoranza dei 4.500 docenti”, aggiungendo che l'ateneo si appresta ad accogliere "con gioia" Benedetto XVI "uomo di grande cultura e messaggero di pace". Ma la protesta continua e manifesti del sapere laico compaiono a colorare la città universitaria e piazzale Aldo Moro, nel quale giovedì si riuniranno per una manifestazione di protesta a partire dalle 9.30 gli studenti, i professori, e tutti i cittadini che ritengono inappropriato l’invito del Pontefice.

Incidenti di percorso o strategia?

Nel giro di pochi giorni Benedetto XVI si ritrova per due volte a fare i conti con i fermenti della città di Roma, ad essere un po’ più vescovo della città eterna che Papa. Prima le dure parole contro l’amministrazione comunale (aveva parlato di una Roma in degrado) con relativa smentita il giorno seguente, e adesso la totale mancanza di una parola distensiva sulla grana della visita, se non addirittura un passo indietro. Atti che vanno letti in un’ottica più ampia, in considerazione del fatto che il Sindaco di Roma è anche il leader del principale partito di centro-sinistra: a fare della dietrologia si potrebbe pensare che questo clima poco sereno con la città faccia parte di una strategia per gettare qualche ombra su Veltroni, per iniziare a dire all’elettorato di componente moderata che forse il Partito Democratico non è la scelta adatta per un credente. Ipotesi che sorgono perché basterebbero pochi piccoli accorgimenti per evitare questo polverone, magari spostando la cerimonia in un luogo di culto cattolico, anche nella stessa cappella presente all’interno dell’ Università, giunti a questo punto sarebbe un compromesso accettabile. Ma i compromessi non vanno d’accordo con i dogmi, si sa.

1 commento:

ratatouille ha detto...

Pessimo Papa,
grande attore
ed ancor più grande difensore dell'integralismo cattolico,
è difficile imaginare chi lo potrà sostituire,
anche perchè gli altri reazionari come lui (vedi Ruini)
sono anche più anziani.
Speriamo, per il laicismo italiano,
che non stia già preparando il suo successore.