lunedì 8 settembre 2008

La fine di Bella Ciao? Conversazione con Ascanio Celestini


di Simone Conte

“E’ come se dici apro un ristorante però non c’ho l’allaccio del gas, l’acqua arriva ogni tanto, oggi non c’ho la carne, al limite se vuoi c’è un pezzo di formaggio. Uno ti può rispondere che allora se ne sta a casa, e alla fine il ristorante lo chiudi”. Parole di Ascanio Celestini, che anche quando descrive una situazione spiacevole non rinuncia all’invenzione, alla metafora. Ma stavolta non la snocciola con il ritmo serrato e ipnotico che caratterizza i suoi spettacoli: soppesa ogni parola, ed è evidente che si tratta di macigni, per uno come lui. Il ristorante di cui parla è in realtà Bella Ciao, la cosa più bella che sia capitata alla periferia sud di Roma negli ultimi anni, festival teatrale che ha portato attori, compagnie e storie importanti nei nonluoghi della commercializzazione senza fine. Un’iniezione di arte e coscienza civile annuale lontana da ogni forma di elitarismo che ha sempre visto la partecipazione massiccia di una popolazione che ha dimostrato che, se stimolata, ha fame di cultura e non si accontenta dei centri commerciali. Un festival che sembra inesorabilmente arrivato al capolinea, quasi certamente questa sarà l’ultima edizione, il perché ce lo spiega Ascanio, direttore artistico e organizzatore di Bella Ciao (che prende il via stasera con lo spettacolo di Celestini presso il festival gemellato Frammenti di Frascati), in questa lunga intervista, in cui ci racconta del festival, della cultura e della politica in Italia, di come stanno cambiando questa città e questa nazione, ma anche dell’anarchico che voleva sparargli.


Partiamo dalle cose belle, parliamo di questa edizione del festival, cosa dobbiamo aspettarci? Perché sarà importante esserci?

Un festival non è una stagione teatrale dove vengono scelti gli spettacoli perché sono belli, dà un segno diverso, quindi per prima cosa direi che ritornano i cinque artisti che sono venuti al festival lo scorso anno, i maratoneti (cinque artisti che hanno presentato un “embrione” di spettacolo un anno fa ed ora lo presenteranno finito, ndr) A me interessava far vedere agli spettatori un artista o una compagnia in momenti diversi, per mostrare il cambiamento e l’evoluzione di questo lavoro. E questo percorso ha senso non se lo fai con i grandi nomi della tv dei quali si sa già tutto, ma con artisti che si fanno repliche tutto l’anno ma che magari a Roma li trovi solo al Rialto dove fanno lo spettacolo davanti a cinque spettatori, e invece lo scorso anno a Bella Ciao facevano il tutto esaurito. A me piace perché diamo allo spettatore la possibilità di trovarsi di fronte ad un pezzetto della storia teatrale di questi ultimi anni, e non a dei semplici spettacoli isolati l’uno dall’altro.

E veniamo alle note dolenti, Bella ciao è veramente arrivato alla sua ultima edizione? Come si è arrivati a questo punto? L’affluenza e l’attenzione sono andate sempre crescendo nelle scorse edizioni...

In questi 4 anni abbiamo messo in fila un certo numero di artisti indicativi di un clima culturale, questo perché il festival doveva essere il primo passo verso la realizzazione di uno spazio teatrale in questa periferia, nella quale abitano decine di migliaia di persone senza che ci sia un teatro, senza che ci sia una vera attività culturale che non sia quella che parte esclusivamente dal basso. C’è qualche centro sociale, un centro giovanile e qualche centro anziani, c’è solo questo, ed è poco, perché è tutto autorganizzato. C’è un multisala che fa film di Natale tutto l’anno. La situazione delle politiche culturali è più o meno zero, qualcosa negli ultimi anni si è smosso, ma diciamo che se non è zero è uno, veramente troppo poco.

E’ troppo poco anche in relazione al fatto che le scorse edizioni di Bella Ciao hanno dimostrato che se ci sono proposte, la gente anche se non abituata a frequentare teatri, risponde in massa.

Si, nelle scorse edizioni è stato così, invece temo che quest’anno avremo dei problemi in questo senso, perché non abbiamo una lira, e non siamo riusciti nemmeno a fare un minimo di promozione, in più siamo in uno spazio che di solito non è attivo, che è sempre chiuso. L’anno scorso eravamo vicini alla metro, per tre anni siamo stati lì, la gente lo conosceva. Adesso la situazione a livello economica è diventata difficilissima.


Di chi è la responsabilità di questa situazione?

Bè il Comune ha dato un taglio netto ai finanziamenti, la Provincia ci voleva aiutare ma probabilmente a causa dell’insediamento recente non è riuscita a darci l’aiuto di cui avremmo avuto bisogno, e sarà che in generale di soldi ce ne sono proprio pochi. Noi facciamo uno sforzo enorme ma così siamo proprio sotto la soglia della sopravvivenza. Noi abbiamo cercato di arginare il problema inserendo alcune proiezioni dove l’anno scorso c’erano degli spettacoli, aumentando il numero di spettacoli miei che non devono essere pagati, e in diversi casi contando anche su artisti che ci saranno per la propria voglia di esserci, penso a Giovanna Mezzogiorno, Johnny Palomba, Veronica Cruciali o Roberto Latini che insieme a me daranno luogo ad una serata sull’11 settembre, che vengono veramente per amicizia.

Per quale motivo secondo te vengono destinati fondi pubblici a fiction che propongono storie patinate, spesso inzuppate di buonismo e invece non a iniziative come può essere il festival che cercano di raccontare e interpretare la realtà, e non di edulcorarla? Siamo un paese che ha paura di vedersi per quello che è?

Si, ma non soltanto. Bella Ciao è un festival abbastanza piccolo, se chiude se ne accorge chi ama il teatro e chi sta a Cinecittà e per chi sta lì è brutto perché se già in un anno succedono due cose, una la levi pure…E ti dico che non è un discorso di censura, ma proprio di ignoranza, di mancanza di sensibilità. Uno spazio come le Officine Marconi dove noi andiamo a fare il Festival è stato ristrutturato e con gli stessi soldi che hanno speso per fare quello che hanno fatto si poteva fare molto meglio. Il posto è di un privato, che ha ristruttura questo spazio perché deve costruire un quartiere lì intorno, nell’ambito di una sorta di scambio con le istituzioni, però la ristrutturazione deve essere vera altrimenti ci sono delle enormi difficoltà logistiche ed economiche. Quando vedi queste cose allora capisci che non è che i soldi non ci siano, ma che vengono spesi male, è come se vai al supermercato, fai la spesa, paghi e lasci le buste alla cassa. Poi è normale che non hai niente da mangiare e neanche i soldi per ricomprarle quelle cose.


Parli solo di Roma o è una situazione diffusa?

Io di teatri ne ho visti centinaia in tutta Italia in dieci anni di repliche, e ho visto che spesso dopo i restauri la situazione era peggiorata, perché le cose vengono fatte con superficialità, e per esempio non si pensa di consultare un fonico prima di fare un impianto di riscaldamento con dei tubi enormi che disturbano la messa in scena. Noi abbiamo scelto quel posto anche perché ci è stato chiesto dal muncipio di valorizzarlo, di avviarlo e farlo conoscere, e adesso ci ritroviamo a spendere la stessa cifra che avremmo speso allestendo il palco all’aperto in una zona più frequentata.

Tu sei tra quelli che meglio capiscono e raccontano questa città, volevo sapere cosa ne pensi di questa escalation di violenze riconducibili ad ambienti di estrema destra, sembra che stiamo facendo dei passi indietro, anche perché spesso questi episodi quando poi vengono ricostruiti dalla polizia vengono isolati da un contesto politico, si dice che sono ragazzate e si derubricano ad episodi di bullismo.

Se quello che dà una coltellata al capellone si è letto da heidegger a Hitler, e in generale tutto quello che è il pensiero di destra, o se anche solo è uno che si tatuato la svastica perché l’amico suo se l’era tatuata, insomma se uno è mosso da una ideologia o se invece è solo una bravata di destra, la questione politica è la stessa. Il problema non è tanto che non ci sia una motivazione ideologica vera, il problema è che questa ideologia passa attraverso una serie di strati molto diversificati. Questa cultura di destra ad esempio c’è già a partire dalla scuola, dove stravincono le liste degli studenti di destra che magari si mascherano dietro il nome di una leggenda celtica, oppure vale lo stesso discorso per lo stadio, dove il ragazzo che ci va neanche se lo pone il problema del revisionismo storico, non gli interessa minimamente se i campi di sterminio sono esistiti o no, se ci bruciavano gli ebrei o i pidocchi, però vive in quell’ambiente che è profondamente di destra, in entrambi i casi non si tratta di bullismo o di piccola criminalità, ma di residui di un ideologia che va chiamata col nome suo, cioè fascismo. E’ una violenza che sta passando un pò ovunque, ieri sera uno (anarchico) venuto da me e m’ha detto “Tu non devi parlare di anarchia in televisione altrimenti prima o poi qualcuno ti spara nel culo”, nel senso che era lui a spararmi, mica uno a caso, io mi sono messo a ridere, ma in realtà ero spaventato.

Cioè secondo lui sei troppo poco anarchico per parlare di anarchia?

Si. E subito ho pensato “Ma dimme te se me deve sparà un anarchico e non un fascista”, magari è una cosa che pensa solo lui, ma è un esempio che ti fa capire che c’è proprio una voglia di fare a botte, di esprimersi attraverso la violenza, che qualche anno fa non c’era. Ed è una violenza che passa purtroppo anche attraverso una serie di dichiarazioni azzardatissime dei politici...

Si sente che ti stai mordendo la lingua

Bè quando Alemanno dice che gli olandesi aggrediti dai pastori rumeni in qualche modo se la sono andata a cercare è pericoloso per due motivi. Primo perché un rappresentante delle istituzioni quella cosa non la può dire, perché è anche lui responsabile di quello che è successo. Poi è chiaro che questa responsabilità non è al 100% una colpa, perché se il sindaco dovesse ritenersi responsabile di tutti i furti e di tutti gli omicidi non avrebbe senso, quelli ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Quindi non ha colpe, ma responsabilità si, e non può dire che non si può difendere chi si va ad accampare in quel modo, magari lo puoi pensare e dirlo in un altro modo, puoi dire che bisogna stare molto attenti. Il secondo motivo è che così facendo stimoli un pensiero che già c’è, vai a lavorare su un pregiudizio che già sussiste, un po’ come quando Bagnasco fece il suo discorso su pedofilia e omosessualità, un altro caso di antico pregiudizio stagnante che si rifà al pensiero nazista, vai proprio a rispolverare il peggio della sottocultura del 900. Mi viene in mente anche Berlusconi da Vespa che dice “Certo che però la Sgrena, una donna sola che se ne va lì senza scorta” e Libero che il giorno dopo titola “Berlusconi: la Sgrena se l’è cercata”. Questo è un linguaggio violento, che in qualche maniera autorizza un azione violenta. E’ chiaro che Alemanno condannerà sempre quelli che danno una coltellata, così come Berlusconi condannerà i rapitori, però intanto il linguaggio diventa violento e viene irradiato, e tra quelli che assorbono questo messaggio poi c’è chi questa violenza la sfoga con altri modi rispetto a quello verbale, in una certa misura si sente autorizzato".

Come sempre, le parole di Ascanio Celestini lasciano il segno, e sono spunto di riflessioni amare, un'amarezza che aumenta al pensiero che quella che inizierà oggi sarà l'ultima edizione di un festival che ha avuto il merito di portare cultura tra le vetrine e le fermate della metro, di aver fatto commuovere migliaia di persone durante una notte bianca in cui si raccontò di diritti dei lavoratori, di aver reso possibile il contatto con temi fondamentali a fasce di popolazione di ogni tipo, di aver fatto tutto questo senza mai chiedere un euro agli spetattori. Fino allo scorso anno qualche euro dal Comune, il minimo indispensabile, era arrivato, quest'anno stranamente il festival che ha come sottotitolo "Il Balsamo della memoria" è stato ritenuto superfluo: forse a qualcuno parlare del passato crea imbarazzo.

A poca distanza dal luogo dove si svolgerà Bella Ciao staziona il corpo misto di forze di polizia e militari, che non stanno lì a morire di caldo per volontariato. Guardo quei ragazzi sudati nelle divise, penso a quanto costa tenerli lì ogni giorno, e poi immagino la risposta che hanno dato ad Ascanio: "Non ci sono soldi". Le priorità che un Paese decide di darsi ne rivelano la vera essenza, evidentemente c'è più bisogno di un mitra che di uno spettacolo, secondo qualcuno, e secondo chi lo ha messo nella posizione di poterlo decidere.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Simone! Ben tornato! é sempre molto gradevole leggere i tuoi articoli, ma questo mi ha colpito in modo particolare, perchè, prima di tutto, è strutturato sulla intervista ad Ascanio Celestini che, per me, è un grande uomo d teatro e di cultura e poi, perchè si parla di teatro e di mancanza di interesse, da parte dello stato di incentivare questa arte che, sicuramente, esprime più di tutte la realtà e il contesto sociale in cui si vive. Anche io facio teatro e so quanto sia difficile portare delle innovazioni, in questo settore, se non fai parte di un certo contesto commerciale e commercializzato...Purtroppo, viviamo nel mondo della banalità e si preferice finanziare una manifestazione di "Miss", piuttosto che una manifestazione legata al teatro, quindi alla cultura. Ebbene, questo è "l'elogio all'idiozia" e, specchio di questa condizione, sono tutte le istituzioni nazionali che, non garantiscono, grazie al governo degl imbecilli, nè una crescita culturale e nè una formazione sociale. Quindi..."Addio, Bella Ciao"!...In ogni senso.
Biancarosa

Simone ha detto...

Bentrovata Biancarosa,
purtroppo il come vengano destinati questi finanziamenti non è mai stato oggetto di una vera e approfondita inchiesta, noi nel nostro piccolo cercheremo di denunciare casi di cecità come quelli che hanno portato a far sì che questa fosse l'ultima edizione di bella ciao.