venerdì 6 giugno 2008

Sferalab speciale Tibet - L' associazione A.S.I.A.


di Serena Rosticci

Mentre la questione tibetana sembra aver perso di interesse agli occhi dei media occidentali, la redazione di Sferalab ha scelto di continuare a scavare in profondità per cercare di capire quale siano davvero le radici del problema. Per questo abbiamo deciso di ascoltare una voce autorevole ed esperta come quella di Andrea dell’Angelo, direttore di A.s.i.a. onlus, organizzazione che da diversi anni opera sul territorio tibetano.



Che cos’è A.S.I.A. e di cosa si occupa?
A.S.I.A. è un’organizzazione non governativa fondata nel 1988 dal Prof. Namkhai Norbu Rinpoche, docente di lingua e letteratura tibetana all’Università Orientale di Napoli. Dopo diversi viaggi in Tibet, il professore si rese conto della necessità, non soltanto di proteggere la cultura tibetana, ma anche di aiutare il popolo tibetano, che si trovava a livelli economico, sociali e sanitari disastrosi.

Qual'è la situazione in Tibet?
È chiaro che siamo al corrente di quello che sta avvenendo, frutto di tutta una serie di politiche sbagliate e non sostenibili. In tutti questi anni il governo cinese ha estratto e portato via risorse, che non ha reinvestito per lo sviluppo del Tibet, creando grandi disastri ambientali senza ottenere un ritorno economico. Negli ultimi anni la Cina si è accorta di questo disagio, perché oggi come oggi un nomade tibetano vive con 150-200 euro all’anno, quando il costo della vita è salito in maniera incredibile. Si sono quindi formate delle sacche di malcontento che sono sfociate in violenza. Da poco ci sono stati dei dialoghi tra la delegazione del Dalai Lama e il governo cinese che però non si sa bene come siano andati. L’impressione è che questi dialoghi siano in realtà un palliativo per cercare di calmare la situazione prima delle Olimpiadi. In questo momento in Tibet la situazione sembra calma, però non si può prevedere se con l’arrivo della fiaccola a Lhasa questo malcontento possa nuovamente uscire fuori. È una situazione che muta di giorno in giorno

Concretamente quali sono i campi di intervento della vostra associazione?
In questi anni abbiamo realizzato quasi 150 progetti focalizzandoci prevalentemente su un certo numero di settori, che sono quello dell’educazione, dell’adozione a distanza, della sanità e dell’acqua potabile. Riguardo all’educazione, i piani quinquennali di sviluppo del governo prevedono che le minoranze abbiano diritto a mantenere le proprie tradizioni, la propria cultura e la propria lingua. Per fare questo, si applica nelle zone abitate dalle minoranze il cosiddetto bilinguismo, cioè si insegna nelle scuole la lingua cinese e la lingua della minoranza. Il problema però è che questo bilinguismo viene usato insegnando tutte le materie in cinese e solo come seconda lingua quella di appartenenza. Il lavoro svolto fino ad ora da noi è stato costruire 15 scuole dove, in accordo con i governi locali, stiamo cercando di insegnare prevalentemente la lingua tibetana, ma anche quella cinese e, soprattutto in questo momento, stiamo facendo molti corsi di formazione di lingua inglese. La Cina è diventata uno dei più grandi mercati economici del mondo. L'inglese serve a dare la possibilità ai giovani di competere sul mercato del lavoro con i coetanei cinesi.

L’altro lavoro che abbiamo fatto, e che stiamo tutt’ora facendo, è quello della conservazione dei Collegi di Pratica e di Studi Buddisti, L’obbiettivo di lavorare con i Collegi non è tanto quello di conservare una religione, perché all’interno di questi Collegi si insegnano anche l’astrologia, la filosofia, la poesia, la calligrafia, il canto, la danza, le arti rituali e la meditazione, cioè tutto ciò che costituisce il patrimonio culturale di un popolo. Con il progetto di sostegno a distanza, A.S.I.A. riesce a mantenere bambini, monaci e anche anziani all’interno delle strutture nelle quali possono vivere e studiare per tutto il loro percorso, visto che l’istruzione è a pagamento.
Altro settore nel quale interveniamo è quello della sanità: siamo riusciti a realizzare 10 ospedali dove non solo visitiamo i pazienti, ma mandiamo anche personale specializzato a formare i medici locali per migliorare la qualità dei servizi. L'ultimo settore è quello dell'acqua potabile e dell'educazione sanitaria. In molti villaggi costruiamo sostegni idrici in assenza di acqua potabile e soprattutto facciamo attività di formazione ed educazione della popolazione locale sulla prevenzione di malattie.

C’è qualcosa in termini di aiuto che vorreste dare al Tibet e che invece non riuscite a dargli?
Noi vorremo continuare ad aiutare e lavorare in questo paese fin tanto che si vedranno donne e bambini che muoiono perché privi di assistenza sanitaria, gente che muore di tubercolosi, che ha un reddito di 150 euro all’anno e che perde la conoscenza della propria lingua. Riceviamo centinaia di richieste di aiuto che, essendo un’Ong piccola, non riusciamo a soddisfare. Ci piacerebbe quindi ricevere più fondi dalla società civile, dai donatori privati, dalle fondazioni e dai governi, per poter soddisfare in tempi più rapidi tutte queste richieste che ci arrivano perché ci rendiamo conto che la situazione è estremamente grave e che bisogna intervenire di più in questo paese.

Che tipi di ostacoli incontrate operando sul territorio tibetano?
Di ostacoli ce ne sono di tanti tipi. Prima di tutto sono politici, poichè le Ong non vengono viste di buon occhio perché in questo momento il governo cinese ha paura. Siccome siamo occidentali, la Cina, invece di considerare una Ong come un'organizzazione non politica ma umanitaria, crea un’infinità di difficoltà per i visti e per i permessi di lavoro e quindi lavorare sul territorio diventa molto difficile. La seconda difficoltà è che in queste zone si può lavorare quando si conoscono bene lingua e cultura tibetana, e altrettanto bene la lingua cinese. Quindi selezionare del personale non è una cosa molto facile. Infine il Tibet è un territorio durissimo e difficilissimo dove lavorare. Ha un’altitudine che va da 3500-4500, l’inverno fa molto freddo e le distanze sono immense, senza contare poi le pessime condizioni metereologiche.

ASIA Onlus
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1 commento:

Anonimo ha detto...

Meno male che esistono ancora persone con questa voglia di fare!
Luci@