martedì 24 giugno 2008

A rischio le atomiche Usa in territorio italiano


di Riccardo Rapezzi

Le basi militari americane in Europa non sono sicure. A lanciare l’allarme è la U.S. Air force, divulgando un dettagliato rapporto (“Blue Ribbon Review”) sul sito della Federazione degli scienziati americani (Fas). Dal documento risultano “non a norma” le strutture di quattro Paesi, ossia Belgio, Germania, Olanda e Italia: una commissione di 30 esperti ha viaggiato per tutta l'Europa, registrando la mancata osservanza delle regole stabilite dal Dipartimento della Difesa americano. Sono stati accertati, infatti, problemi agli edifici, all'illuminazione, alle recinzioni dei depositi e ai sistemi di sicurezza, e non solo.

Le basi e i contenuti nucleari vengono controllati e difesi da soldati di leva non statunitensi, con meno di un anno di esperienza e, di conseguenza, non specializzati: un ulteriore aggravante che, aggiunta alle carenze strutturali, dona un quadro d'insieme tutt'altro che rassicurante.

I motivi dell’indagine

Il rapporto di Air Force è frutto di un singolare incidente avvenuto negli Usa lo scorso agosto. Alcune testate nucleari attive furono caricate per errore su un aereo militare che attraversò gran parte del territorio americano. Un episodio scoperto solo a posteriori dagli USA, che per circa 36 ore persero ogni traccia dei potenti ordigni. Un secondo motivo di preoccupazione per gli Stati Uniti prende il nome di “bomba sporca”. Le testate nucleari possiedono dei meccanismi di sicurezza che ne impediscono l’esplosione, ma il materiale nucleare potrebbe essere facilmente riutilizzato per costruirne una.

La situazione in Italia

Nel territorio europeo si contano circa 350 testate nucleari, di cui 90 sono suddivise tra i siti militari italiani di Aviano, in provincia di Pordenone e Ghedi di Torre, nel bresciano. In particolare a Ghedi sarebbero conservate bombe di tipo B61, ossia ordigni antiquati con una potenza pari a 10 volte quella esplosa su Hiroshima e che dovrebbero essere spostati e sostituiti. L’ipotesi avanzata dagli Stati Uniti è che l’intero arsenale venga trasferito ad Aviano, dove sono già custoditi altri 50 ordigni, in condizioni di sicurezza ottimali. Si tratta però di una soluzione legalmente non semplice. Le testate nucleari in Europa sono di proprietà USA, ma in caso di necessità dovrebbero essere trasportate dai mezzi del Paese “custode”. E’ la cosiddetta “condivisione delle responsabilità”, un accordo bilaterale che esclude il coinvolgimento della Nato.

3 commenti:

Matteo ha detto...

Meno male che l'Italia è uno stato denuclearizzato. Prima gli USA parcheggiano le loro bombe qui (senza che il popolo italiano possa far nulla per ripudiarle), poi il governo arbitrariamente punta al nucleare (questo sì, rifiutato dal popolo).

..ma l'Art.11 della costituzione non dice che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"??
E noi teniamo delle bombe nucleari altrui sul territorio!?
Ah già, ma noi l'articolo 11 l'abbiamo già violato votando a favore della guerra in Afghanistan.. Che amarezza..

Anonimo ha detto...

Il patto di Alleanza, stipulato con gli Stati Uniti, subito dopo la guerra, ha garantito a quest'ultima di poter collocare nel nostro territorio, le sue basi, neutralizzando il potere decisionale del Paese. Quando ciò è avvenuto, sembrava di aver conquistato chissà quale privilegio, ma in realtà, siamo diventati, da allora, "strumento nelle mani del potere". Questa è un'ulteriore dimostrazione del fatto che il nostro "bel Paese", non è stato mai capace di prendersi uno spazio di assoluta decisionalità...E queste sono le conseguenze!
Biancarosa.

Anonimo ha detto...
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