sabato 10 maggio 2008

La Fiera del Libro, Israele e il boicottaggio


di Gianni Galleri e Michela Truncellito

La Fiera Internazionale del Libro ha aperto ieri i battenti. L'editoria italiana celebra dal 8 al 12 Maggio, l'evento più importante sul territorio nazionale. Nei padiglioni allestiti al Lingotto di Torino fanno bella mostra di sé tutti i marchi del mondo librario d'Italia. Ma sembra che quest'anno a nessuno importi niente di questo. Quest'edizione verrà ricordata dalla storia come la più connotata politicamente. Invitare Israele era una scelta gravida di conseguenze, ma ormai è tardi per questo tipo di analisi.

Chi boicotta Israele e chi boicotta la Cina
Quello che siamo ancora in tempo a dire è che ci aspettano giorni duri, giorni di strumentalizzazioni. Sotto diversi aspetti. Da una parte ci sono i gruppi a sostegno alla causa palestinese che gridano che non è possibile invitare Israele per festeggiare il sessantesimo anniversario della sua creazione, visto che questo ha rappresentato per la popolazione palestinese un sessantennio di sofferenze. Una parte di loro ha anche chiesto, forse con massima saggezza, di invitare anche intellettuali palestinesi, ma la dirigenza ha risposto di no, senza dilungarsi troppo a dare spiegazioni.
Dall'altra parte un folto gruppo di intellettuali di casa nostra è inorridito al pensiero di “boicottare la cultura”. Certo è che lo stesso gruppo ha assunto posizioni ben diverse su questioni come la Cina e la possibilità di boicottare le Olimpiadi. Il riflettore mediatico è sul Tibet. Quando sarà il turno della Palestina?


Intervista ad Amara Lakhous

Raggiunto telefonicamente a Torino, Amara Lakhous ci ha spiegato il suo punto di vista. “Ho deciso di partecipare comunque, perché la Fiera del Libro è un incontro per promuovere il dialogo tra le varie nazioni, tra i vari popoli”. Lo scrittore arabo è in Italia da diversi anni e cura una collana per le Edizioni E/O, ha anche scritto diversi libri fra cui Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio. “Sono assolutamente contrario al boicottaggio di un’iniziativa come questo, in quanto così si vanno a penalizzare gli scrittori e gli intellettuali israeliani, come per esempio Amos Oz che ha più volte fatto atroci critiche alla politica dello stato d’Israele”. E alla nostra domanda se non crede che dietro tutta la questione ci fosse un polverone troppo grande ha risposto che sì “c’è stata una strumentalizzazione del boicottaggio da ambo i lati: sono indignato per ciò che avviene ai profughi palestinesi, ma la fiera è un mezzo per il dialogo e bruciare le bandiere in piazza è un atto ignobile e inutile”.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Non è giusto penalizare la cultura e strumentalizzarla. Al di là ella posizione politica dello stato di Israele che, sotto certi aspetti è discutibile, bisogna considerare il fatto storico dei 60 anni della nascita di uno stato che ha dato vita, anche a grandi nomi della letteratura mondiale. Grossman ha subito personalmente le conseguenze di una inutile rappresaglia, ma non per questo ha rinnegato le sue origini. Chi boicotta la cultura è contro lo sviluppo intellettuale. Ricordiamoci che mai come in questo momento storico,dobbiamo fare riferiento al passato, per riconoscere quanto è stato fatto per costruire una identità politica e culturale.
Biancarosa.

Anonimo ha detto...

Grazie per il commento. La mia posizione che forse non è trasparsa cosi bene dal pezzo, è che le strumentalizzazioni stanno venendo fuori a decine e che probabilmente sarebbe stato piu oculato invitare anche scrittori palestinesi. Infine non vedo tutta questa levata di scudi in difesa dell'olimpiade, o forse non è cultura? Quanto a Grossman la mia idea personale non è cosi positiva. Sono io l'unico che mi ricordo le sue dichiarazioni prima della guerra dell'estate 2006 fra libano e israele?

J

Anonimo ha detto...

Non è positiva neanche la mia posizione su Grossman. Io riesco a separare, comunque le cose. Ho parlato di lui, in questo contesto, tenendo conto solo della sua vicenda umana! Tutto qui!
Biancarosa.

Anonimo ha detto...

A mio parere il motivo per il quale le olimpiadi vengono trattate diversamente è che la Cina è un paese che è molto più facile contestare, visto che non risponde ai cosiddetti "standard" democratici occidentali. Verso Israele invece il discorso è ben diverso...il fatto che abbia verso i propri cittadini un sistema democratico e liberale fa dimenticare (soprattutto a quelli che non vogliono vedere) i suoi atteggiamenti non sempre umanitari (eufemismo) verso il popolo palestinese.. questo fatto, unito all'appoggio che gode da sempre da parte degli Usa, rende molto difficile contestare qualcosa che riguardi lo stato di Israele. Personalmente non sono tra quelli che reputa necessario a tutti i costi una presenza palestinese nella manifestazione, dopotutto la motivazione della presenza di Israele è solo quella del sessantennale di uno stato sovrano, ma osservo comunque obbiettivamente che nel confronto che poni tra Cina e Israele, l'occidente stia adottando senza dubbio due pesi e due misure, per lo meno nelle parole.

Daniele Zandonà

Anonimo ha detto...

Grazie Daniele del commento, se ci pensi la situazione è paradossalmente più grave, perché mentre per la Cina si parla di una violazione verso i propri cittadini, che per quanto cosa abbietta potrebbe essere risolta, bollandola come "problema interno", quando si parla dei rapporti fra Israele e Palestina, si parla di una guerra fra due stati diversi (o meglio fra uno stato e un popolo al quale è negato il suo diritto ad essere stato) in merito alla quale dovrebbero pronunciarsi le organizzazioni internazionali. Io la vedo così.

Per Biancarosa, non volevo dire che non discerni i problemi, ma volevo far notare che non ci si può nascondere dietro al discorso della posizione degli intellettuali, né dietro quello del dialogo, perché se il banco della palestina è vuoto, non esiste nessun dialogo.

J

Anonimo ha detto...

Può aiutare a capire molto, se avete tempo date una letta http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=11019

J